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Gente di calcio

Storie, ministorie e controstorie nelle pieghe della storia del pallone

L'oro olimpico dei ferrovieri canadesi

Pubblicato su 8 Luglio 2017 da Stefano Affolti

Il Galt festeggia la vittoria a St. Louis con maggiorenti e tifosi al seguito

Il Galt festeggia la vittoria a St. Louis con maggiorenti e tifosi al seguito

Galt oggi è un anonimo sobborgo di Cambridge, nell'Ontario, affacciato sul Grand River che abbraccia i grandi laghi sul confine con gli Usa. Ma alla fine dell'800 era un centro chiave dello sviluppo economico del Paese, meritando la nomea di Manchester del Canada. Fondato da immigrati scozzesi, inizialmente votato all'industria delle distillerie, seppe cogliere il vento del progresso e, grazie a officine d'avanguardia, divenne il cuore pulsante delle nascenti ferrovie di un Canada ancora colonia britannica (l'indipendenza sarebbe arrivata nel 1931). Galt, che ha perso l'autonomia amministrativa nel 1973, ha anche un vanto straordinario: può fregiarsi del titolo di campione olimpico.

Accadde ai Giochi di St. Louis del 1904. Un'edizione sfortunata, probabilmente la peggiore nella storia a cinque cerchi: si toccò il fondo con le "giornate antropologiche", momenti di puro razzismo in cui esponenti di minoranze etniche e popoli considerati inferiori ai bianchi si esibivano tra l'ilarità dei numerosi presenti. De Coubertin si vergognò moltissimo e il Cio non celebrò mai risultati e record in un vademecum ad hoc, caso unico nella leggenda ultracentenaria delle Olimpiadi.

A Parigi tra pochi intimi. Assente ad Atene 1896, il pallone aveva esordito a Parigi 1900 come disciplina dimostrativa, senza podio né albo d'oro. Non esattamente un successo: la squadra francese doveva affrontare rivali elvetici, belgi, tedeschi e inglesi, ma, dopo le rinunce di Svizzera e Germania, il programma fu ridotto a due esibizioni del Club Français di Parigi, campione nazionale in carica, con una rappresentativa belga, allestita dall'Università di Bruxelles, e con l'Upton Park, team dilettantistico londinese mandato dalla Football Association a tenere alta l'Union Jack.

Entrambi i match si disputarono nel velodromo di Vincennes. Nel primo, giovedì 20 settembre, davanti a soli 500 spettatori, i britannici fecero strame dei parigini, battuti 4-0 con doppietta di Nicholas, acuti di Turner e Zealey. Gli alfieri dell'Upton Park erano veri amatori: il portiere John Jones era anche l'allenatore, il difensore Claude Buckenham e il centrocampista William Quash erano soprattutto campioni di cricket, l'altro mediano James Zealey di mestiere faceva il fabbro ferraio, il difensore William Gosling era ufficiale dell'esercito.

Nel secondo, domenica 23 settembre, sempre davanti a pochi intimi, il Club Français si riscattò asfaltando 6-2 la squadra belga, che somigliava più a un'armata Brancaleone. Comprendeva infatti giocatori, per lo più studenti, provenienti da sei diversi club, e un paio di essi non erano nemmeno di nazionalità belga: si trattava dell'olandese Hendrik van Heukelum e dell'inglese Eric Thornton, entrambi tesserati per il Leopold di Bruxelles e più tardi naturalizzati. Il Cio assegnò l'oro virtuale alla Gran Bretagna, l'argento alla Francia e il bronzo al Belgio; la Fifa glissò, augurandosi che la mala parata non avesse a ripetersi.

Triangolare estemporaneo. Invece, se possibile, andò peggio quattro anni dopo a St. Louis, sede designata dopo una faida senza esclusione di colpi con Chicago. Furono Giochi lunghissimi: aperti il 1° luglio, con il grosso delle gare tra il 29 agosto e i primi di settembre, e il calcio posticipato addirittura al 23 novembre. E zeppi di difetti: abbinati all'esposizione mondiale, prodighi di pasticci e poveri di protagonisti (appena 14 Paesi rappresentati, poco più di 600 atleti, quasi tutti statunitensi).

Anche nel calcio, come in altre discipline, erano in lizza solo nordamericani: si presentarono tre squadre. Due erano del posto, Christian Brothers' College e St. Rose, e una era canadese, il Galt Football Club. Doveva esserci almeno un altro team canadese, ma i candidati declinarono tutti l'invito: chi per motivi economici (i Berlin Rangers), chi perché non si sentiva all'altezza (l'Università di Toronto, dopo aver perso un match del campionato locale proprio col Galt), chi per motivi mai chiariti del tutto (i Winnipeg Shamrocks, i Toronto Scots, i Seaforth Hurons).

Il Galt, da tre stagioni campione dell'Ontario, scese in Missouri anticipando gli esodi di massa dei tifosi dei giorni nostri: il viaggio - ovvio - avvenne su un treno speciale, pavesato dentro e fuori di bianco e rosso, e popolato, oltre che dalla squadra, da una cinquantina di concittadini-tifosi capitanati dal sindaco Mark Mundy, testimoni dell'incredibile avventura. Costo del biglietto: 10 dollari e 70 cent.

Goleade e spareggi. Il triangolare olimpico si giocò addirittura a novembre, a Giochi ormai esauriti. Sede delle gare il Francis Field, lo stadio della Washington University costruito in pochi mesi appositamente per le Olimpiadi. Il Galt, che era forte e soprattutto esperto, superò agevolmente le compagini di St. Louis: 7-0 al Christian Brothers' il 16 novembre, 4-0 al St. Rose l'indomani. Così i canadesi si presero un successo che, al solito, riconobbe solo il Cio - stavolta con tanto di medaglie - e non la Fifa. I due college indigeni si sfidarono poi per l'argento: il 20 novembre lo spareggio finì 0-0 e fu necessario il replay, andato in scena il 23 novembre e vinto 2-0 dal Christian Brothers'. In realtà le sfide ravvicinate furono tre: il 21 novembre si giocò anche un altro confronto, valido per la Christian League, il torneo cittadino di St. Louis, anch'esso terminato senza reti.

Al ritorno a casa, ancora in treno, la gente di Galt portò in trionfo i suoi eroi, inscenando una parata con fiaccolata che tenne tutti svegli fino all'alba. E una settimana dopo fu allestito un memorabile ricevimento nel teatro cittadino, durante il quale - secondo alcune versioni giornalistiche dell'epoca - vennero effettivamente consegnate le medaglie d'oro.

Dilettanti veri. La squadra era formata da dilettanti, molti dei quali di origine scozzese ed eccellenti anche in altri sport, a cominciare dall'hockey su ghiaccio. La maggior parte aveva un impiego nelle ferrovie: il portiere Albert Linton, il difensore George Ducker, il mediano Albert Johnston, il bomber Frederick Steep e il capitano John Gourlay. L'altro mediano Bobby Lane vendeva mobili. Il centrale Otto Christman commerciava vernici. La prima riserva Jack Fraser era commesso. Ma in rosa non mancavano quadri e manager: l'ala destra Tom Taylor dirigeva un'industria siderurgica, mentre l'ala sinistra William Twaits si occupò con successo di editoria, idraulica e industria dell'ottone.

Gli allenatori erano personaggi di spicco del panorama cttadino. Il manager Louis Duff insegnava nella locale high school, scriveva sul quotidiano locale, più tardi divenne egli stesso editore e pure presidente della lega hockeystica dell'Ontario. Il trainer John Eagan cambiò mille lavori: fu impresario teatrale, assicuratore, venditore, operaio.

L'uomo simbolo, l'idolo dei tifosi, il talento più puro era Alexander Noble Hall, nato in Scozia nel 1883, emigrato adolescente in Canada, talmente superiore per tecnica individuale e carisma che nel 1907 tornò al di qua dell'Atlantico per giocare come professionista nella massima divisione inglese (Newcastle Utd) e poi nel Paese natale, dove col Dundee vinse la Coppa di Scozia 1910. Anche lui, che pure a lungo si era guadagnato da vivere col pallone, a fine corsa si trovò un lavoro normale: divenne tecnico dell'inceneritore di Toronto. Hall segnò tre gol nella partita col Christian Brothers', che gli valsero il titolo di capocannoniere del torneo olimpico a pari merito col compagno Taylor.

Rapido declino. Solo a Londra 1908 i Giochi e il torneo olimpico di calcio trovarono la formula vincente, mettendo finalmente a frutto gli evidenti presupposti per un binomio felice. Fino all'invenzione della Coppa Rimet (1930) la kermesse a cinque cerchi aveva le stimmate di un vero e proprio Mondiale: era l'appuntamento più importante del calendario, quello che designava senza dubbio la squadra più forte del mondo.

Il Galt Football Club, fondato nel 1881, campione nazionale ufficioso nel 1905 (battendo due volte, sempre per 2-1, il Westmount di Montreal), ebbe gloria breve. Nel 1905 la sfida ai Pilgrims, team inglese in tournée in Nordamerica, giocata al Dickson Park di Galt e terminata 3-3 davanti a 3.500 spettatori, ebbe larga eco in tutto il mondo sportivo, ma rappresentò l'inizio del rapido declino. Già nel 1910, a causa delle difficoltà economiche, il Galt cessò l'attività.

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