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Il 21-0 del Chelsea ai dopolavoristi dell'Hautcharage

La Jeunesse Hautcharage vincitrice della Coppa del Lussemburgo 1971. In piedi: Edy Welscher, Fusulier, Lucien Welscher, Thill, Jean-Pierre Welscher, Schoder; accosciati Poos, Klein, Kaiser, Felten, Kisch
La Jeunesse Hautcharage vincitrice della Coppa del Lussemburgo 1971. In piedi: Edy Welscher, Fusulier, Lucien Welscher, Thill, Jean-Pierre Welscher, Schoder; accosciati Poos, Klein, Kaiser, Felten, Kisch

Il doppio confronto più impari nella storia delle coppe europee, numeri alla mano, si giocò nel primo turno della Coppa delle Coppe 1971/72: i detentori del Chelsea furono sorteggiati con i lussemburghesi della Jeunesse Hautcharage e passarono il turno segnando ben 21 gol a zero: 8 all'andata in trasferta e 13 al ritorno a Stamford Bridge.

Era il Chelsea di Harris e Osgood, definito dagli osservatori "bello e masochista", che si affacciava all'élite del calcio britannico e continentale dopo un lungo anonimato: aveva vinto il trofeo precedente battendo in finale il Real Madrid. Il calcio nel minuscolo Lussemburgo aveva già allora molti seguaci e pochi risultati: i club erano fieri ma dilettantistici e le loro campagne europee sfociavano spesso in imbarazzanti goleade. Per di più, la Jeunesse Hautcharage non apparteneva neppure al gotha del football del Granducato, anzi: era un'intrusa tra le intruse.

Sì, perché veniva addirittura in terza divisione: potete immaginare quale fosse il livello, se già i campioni del Lussemburgo le buscavano sode appena varcato l'angusto confine di stato. Hautcharage non faceva nemmeno comune autonomo: era un quartiere della città di Bascharage, a sud-ovest del territorio del Granducato, e contava un migliaio di residenti. La Jeunesse, fondata nel 1919, aveva sempre svolto attività amatoriale: la stagione 1970/71 aveva segnato il punto più alto della sua storia, con l'imprevedibile doppietta della promozione in seconda divisione e della vittoria, contro ogni pronostico, nella coppa nazionale.

Il cammino in quest'ultimo torneo fu da applausi: i bianconeri chiusero imbattuti, eliminando via via le pari categoria Red Black Pfaffenthal (2-0) e Racing Rodange (3-0), il Rumelange di prima serie (3-1 ai rigori dopo lo 0-0 dei supplementari), il Chiers Rodange (2-1 e 1-0) e i tricolori in pectore dell'Union Luxembourg, una delle società più gloriose del Paese (1-1 e 1-0). In finale, il 5 giugno 1971, superarono in rimonta la favoritissima Jeunesse d'Esch, il club più famoso e titolato del Lussemburgo: pareggiato con Klein al 71' il gol iniziale di Langer, nei supplementari l'Hautcharage schiantò i rivali fissando il 4-1 con Edy Welscher al 92', Kisch al 96' e ancora Klein al 115'.

Un'impresa stupefacente, che aprì ai volenterosi hobbisti della Jeunesse Hautcharage le porte delle coppe continentali. Era chiaro che chiunque li avesse incrociati ne avrebbe fatto polpette: ma il sorteggio si accanì particolarmente, accostandoli agli inglesi campioni in carica.

La Jeunesse era fatta di studenti e lavoratori, amici e parenti: inevitabile la fioritura dell'aneddotica. Il portiere Lucien Fusulier era dipendente delle acciaierie Arbed, molti erano impegnati nelle società di servizi di cui pullula il Granducato. C'erano i quattro fratelli Welscher: Edy in difesa, Jean-Pierre e Raymond a centrocampo, Lucien in attacco. Il fantasista Guy Thill, il più giovane e promettente della banda, di professione assicuratore, era nato senza l'avambraccio sinistro. L'unico con un certo pedigree calcistico era il centrocampista Romain Schoder, che con lo Spora Luxembourg aveva conquistato la coppa nazionale nel 1966, sempre contro l'Esch, segnando pure il gol del 2-0: ormai a fine carriera, fungeva da allenatore-giocatore, ma aveva lasciato la fascia di capitano al veterano e padrone di casa Edy Welscher, ormai quarantenne. Nella trasferta di Londra la Jeunesse, che aveva capitali risicati e forze idem, portò in panchina un ragazzino di 15 anni e un giocatore che indossava gli occhiali, suscitando l'ilarità dei trentamila di Stamford Bridge.

Sul campo fu un'inevitabile mattanza: il Daily Mirror la definì "più un massacro che una partita". L'andata in Lussemburgo, giocata il 15 settembre nello stadio più grande del Paese, finì 8-0 per i blues: Osgood fece tripletta e, appurata la pochezza degli avversari, scommise col suo portiere Bonetti che al ritorno avrebbe battuto il record di Altafini. Il Conileone, nel 1962 con il Milan, ne aveva rifilati otto in tutto, di cui cinque in una sola partita, all'Union Luxembourg. Due settimane più tardi, a Stamford Bridge, il secondo round: il Chelsea fece strame dei poveri dilettanti, vinse 13-0 e stabilì il record del massimo scarto complessivo in un turno di coppa. L'avrebbe pareggiato l'anno seguente in Coppa Uefa il Feyenoord, strapazzando a sua volta l'ennesima vittima lussemburghese, il Rumelange (9-0 e 12-0). Osgood, invece, perse la scommessa: si fermò al pokerissimo, con una doppietta nei primi sei minuti, un'altra negli ultimi dieci, un colpo singolo a metà ripresa e un rimpianto grande così. Perché ce l'avrebbe fatta se il rigorista designato Hollins gli avesse lasciato il penalty decretato al 13' dall'arbitro maltese Navarra: costui o era un uomo senza cuore, o non poteva non fischiarlo, visto che la partita era appena iniziata e si era già sul 3-0. Nella foga della caccia al primato personale, in un'azione d'attacco Osgood abbatté pure fisicamente il portiere Fusulier, costretto a sorbirsi tre punti di sutura al sopracciglio dopo il frontale col gigantesco bomber. La performance di Altafini fu solo eguagliata.

La campagna europea della Jeunesse Hautcharage si fermò lì, e tutt'oggi rimane da record. Ma quella del Chelsea non fu molto più lunga, visto che nel secondo turno i detentori furono clamorosamente eliminati da un altro team dilettantistico, gli svedesi dell'Atvidaberg: 0-0 all'andata, 1-1 al ritorno in Inghilterra e tanti saluti. Quasi una nemesi per non essersi impietositi di fronte ai più deboli.

Nel 1981 la Jeunesse Hautcharage riuscì ad approdare per la prima volta nel massimo campionato lussemburghese, ma ci rimase una sola annata. Poi tornò a fare su e giù tra seconda e terza divisione, finché nel 1997, dopo aver perso lo spareggio promozione dalla terza alla seconda serie col Bettembourg (3-4), si fuse coi vicini di casa del Bascharage dando vita al Kaerjeng, dal nome della municipalità in cui si trova. Il neonato club si è fatto valere: nel '98 era già in seconda divisione, oggi milita regolarmente in prima (miglior piazzamento, il terzo posto del 2011), ha perso due finali di Coppa del Lussemburgo (sempre col Dudelange: 2-1 nel 2007, 5-0 nel 2009) e nel 2007 è entrato in Europa League, superando il primo turno preliminare (1-2 e 1-0 ai norvegesi del Lillestroem) e uscendo con molto onore al secondo round per mano dei belgi dello Standard Liegi (0-1 e 0-3).

Non proprio da manuale il destino di Osgood: poco fortunato in nazionale (appena 4 presenze), ritiratosi nel 1979 senza aver più toccato i livelli delle parte iniziale della carriera, è scomparso improvvisamente a 59 anni il 1° marzo 2006. Per colmo di contrappasso, sette mesi esatti dopo le sue ceneri sono state sparse sul campo di Stamford Bridge. Dove? Nei pressi del dischetto del rigore.

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