Overblog
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog

Malmoe e Kimberley: quando un club gioca il Mondiale

Il francese Dominique Rocheteau, con la maglia del Kimberley, dribbla l'ungherese Jozsef Toth nel match iridato del 10 giugno 1978 a Mar del Plata
Il francese Dominique Rocheteau, con la maglia del Kimberley, dribbla l'ungherese Jozsef Toth nel match iridato del 10 giugno 1978 a Mar del Plata

Ci sono due squadre di club che possono orgogliosamente dire di aver giocato il Mondiale. Oggi il merchandising è un business, gli sponsor tecnici dettano legge, i loro designer pure: le squadre aggiornano le maglie ufficiali ogni anno, i giocatori si cambiano persino durante la partita e i tifosi fanno a gara per acquistare i capi, più o meno originali. Ma c'è stato un tempo in cui la divisa era un orpello secondario: sacro nella forma, molto meno nella sostanza. Fino agli anni '70 le partite non erano sfilate di moda, gli stessi marchi delle case produttrici erano rari a vedersi.

Il problema delle maglie simili, invece, c'è sempre stato: seconde e terze divise sono state inventate per questo e non devono mai mancare nel kit della perfetta comitiva agonistica. Attualmente la soluzione è semplice, benché spesso al prezzo di un pugno nell'occhio dei puristi. In passato, persino ai campionati del mondo è capitato di vedere nazionali agghindate con completi di fortuna. Nell'era della tv in bianco e nero, oltre a distinguerle nei colori, andavano anche distinte nei toni chiari o scuri.

Il primo episodio accadde nel 1958, al Mondiale svedese. La partita era Germania Ovest-Argentina, disputata a Malmoe l'8 giugno. Sulla faccenda esistono due versioni. Quella ufficiale dice che le squadre si presentarono con le rispettive divise "titolari", bianca con calzoncini neri per i tedeschi, albiceleste con calzoncini neri per i sudamericani: siccome i campioni uscenti della Germania non vollero usare la maglia di scorta, gli argentini furono costretti a rimediare in qualche modo. La versione ufficiosa - da molti accreditata di verità - è che gli argentini dimenticarono in albergo le loro divise. Tutti d'accordo sulla soluzione, partorita lì per lì: venne reperita nei magazzini dello stadio l'attrezzatura da gioco dell'IFK Malmoe, la seconda squadra di club della città. La cui maglia era gialla, perciò si confondeva ma non troppo; sui calzoncini neri si sorvolò elegantemente. L'Argentina indossò quello strambo abito e venne sconfitta 3-1.

Il secondo episodio vent'anni esatti dopo, il 10 giugno 1978 a Mar del Plata. Protagoniste, stavolta, Francia e Ungheria. Grande fu lo sconcerto degli astanti quando, negli spogliatoi, si scoprì che, complice un qui pro quo nelle comunicazioni della vigilia tra la Fifa e le due delegazioni, nessuna di esse aveva portato la prima divisa (rispettivamente blu e rossa) ed entrambe erano pronte a giocare con il secondo kit, bianco per tutti. La gara, in programma alle 13.45, cominciò con tre quarti d'ora di ritardo: il tempo impiegato da arbitri, organizzatori e magazzinieri per recuperare altre maglie improvvisate. Fu così che il Club Atletico Kimberley, la società locale, che militava nella quinta divisione argentina ed era quindi più che mai dilettantistico, ebbe l'onore di... disputare una partita del Mundial. Le maglie a strisce verticali bianche e verdi vennero indossate dai francesi, che vinsero 3-1.

La leggenda narra che nel 1966, in Inghilterra, la nazionale argentina andò a disputare un'amichevole premondiale a Lilleshall dimenticando nel ritiro le divise: anche in quel caso giovò alla causa l'armamentario di un piccolo sodalizio locale. Nella fattispecie addirittura un liceo: quel marcantonio di Antonio Rattin, capitano dei gauchos alto 1.90 e pesante 88 chili, fu costretto a stringersi nella maglietta di un ragazzino. C'è da giurare che non le mandò a dire al magazziniere.

Guarda la sintesi di Germania Ovest-Argentina del 1958

Guarda la sintesi di Francia-Ungheria del 1978

Torna alla home

Condividi post

Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:

Chi sono

Stefano Affolti


Vedere il profilo di Stefano Affolti sul portale blog Overblog

Commenta il post