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Anno 1925, nasce il fuorigioco moderno

L'adozione della nuova regola del fuorigioco nell'originale del verbale della riunione dell'International Board nel 1925 a Parigi
L'adozione della nuova regola del fuorigioco nell'originale del verbale della riunione dell'International Board nel 1925 a Parigi

Il calcio attuale è prigioniero di moduli, dogmi e scorciatoie. Una delle principali armi per rompere le trame altrui è la tattica del fuorigioco esasperata: difesa alta, sincronismi studiati allo sfinimento, braccio alzato. Se funziona, è una garanzia; se non funziona, è un massacro; se un po' funziona e un po' no, sul filo dei centimetri, è un casino che apre a controversie infinite: la moviola campa sul fuorigioco. Ma questa regola, come molte altre, è arrivata alla maturità molto in ritardo rispetto al gioco: conseguenza dell'esperienza, non assunto iniziale.

In principio le squadre si schieravano badando molto alla fase offensiva e pochissimo a quella difensiva: il modulo universale dei pionieri era il 2-3-5, il consiglio aureo "kick and rush", calcia e corri. Ma contrariamente a quanto si possa credere - nonostante movimenti, diagonali e quant'altro fossero di là da venire - non si trattava di ingenui sbilanciamenti da oratorio. Perché sull'altro piatto della bilancia c'era una norma dettata dall'animo cavalleresco degli inventori del football: il fuorigioco.

Nel 1863, alla prima stesura di un regolamento coerente benché non ancora unitario, un attaccante era in posizione irregolare qualora si trovasse semplicemente oltre la linea della palla. Il risultato era uno sviluppo ruminato della manovra e l'estrema facilità dell'offside: tanto più che valeva in ogni zona del campo, non solo nella metà rivale, e anche sulle rimesse laterali. Era un retaggio della discendenza del calcio dal rugby, l'unico sport in cui si avanza con passaggi all'indietro. E aveva due nobili obiettivi: evitare che si stazionasse impunemente nei pressi della porta avversaria e impedire agli attaccanti di pressare da tergo i difensori in possesso del pallone.

Il problema è che, evidentemente, questa concezione limitava molto le opzioni offensive, poiché frenava lo sviluppo verticale delle trame. Nel 1866 fu corretta una prima volta: l'attaccante era in gioco se tra lui e la porta c'erano almeno tre difendenti. Le cose migliorarono, ci fu qualche accorgimento, ma la modifica non bastava. Nel 1907 un altro ritocco: si limitò il fuorigioco alla metà campo avversaria, ottenendo di incrementare i capovolgimenti di fronte. E dal 1920 le rimesse laterali erano una zona franca. Però il fine di spettacolarizzare le partite non ne traeva grande giovamento.

Il 13 giugno 1925 l'Ifab, depositaria unica delle regole, nell'annuale assemblea tenuta in rue de Londres a Parigi, sancì l'aggiornamento che avrebbe stravolto l'andamento del gioco. L'emendamento in questione, che riduceva da tre a due (portiere compreso) i difendenti necessari per tenere in gioco gli attaccanti, era firmato dai rappresentanti scozzesi White e Campbell, che l'avevano proposto senza fortuna già negli anni precedenti. I delegati irlandesi votarono contro, tutti gli altri a favore. Erano solo due righe, ma cambiarono il football per sempre. Fu rigettata l'opzione alternativa, anch'essa allo studio da tempo: tracciare una linea del fuorigioco a 40 yards dalla porta, più o meno come nell'hockey su ghiaccio.

L'impatto pratico sulla fluidità e la rapidità della manovra, sullo spettacolo e sul numero dei gol segnati fu subito evidente. La fioritura dei lanci in verticale e l'allungamento delle squadre in campo costrinse gli allenatori a cercare adeguate contromisure. La soluzione a un'innovazione che agevolava gli attacchi, ideata da un maestro come Herbert Chapman, leggendario manager dell'Arsenal, fu irrobustire la difesa. Ci pensò dopo aver perso 7-0 a Newcastle, su suggerimento di un giocatore particolarmente intelligente, l'interno destro Charlie Buchan. Entrambi avevano notato che gli avversari avevano sacrificato il centrocampista centrale Spencer in copertura, ottenendo una gran quantità di palloni recuperati e procurandosi il dominio nel possesso.

Chapman pensò di istituzionalizzare la trovata estemporanea aggiungendo un uomo al centro della retroguardia, retrocesso dalla mediana, poiché con l'improvvisa verticalizzazione del gioco era obbligatorio prevedere i raddoppi e spazzare con più frequenza. Il risultato fu il WM, presto ribattezzato Sistema, che avrebbe dominato fino agli anni '50: oggi che vanno di moda le formule si parlerebbe di 3-2-2-3, con due difensori esterni e un centrale, un quadrilatero di centrocampisti - una coppia più arretrata e l'altra più avanzata - due ali e il centrattacco. Prima o poi tutti copiarono l'intuizione di Chapman, perché il WM garantiva un equilibrio tattico notevole.

Quello che i gentlemen dell'International Board non potevano immaginare è la quantità esagerata di polemiche che questa norma avrebbe generato. Complici le mille diverse interpretazioni che si sono susseguite nei decenni successivi, anche da parte della stessa Crusca del football: scritta nel 1925 la regola era estremamente semplice, poi è diventata un garbuglio di variabili impazzite.

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