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Alianza-Universitario: è a Lima il derby più sospeso

Polizia in campo, rissa tra giocatori e sugli spalti: è una cartolina del primo derby di Lima, anno 1928

In Sudamerica il calcio è una cosa terribilmente seria, e pochi derby al mondo sono più seri di quello di Lima tra Alianza e Universitario. Un Clasico che supera, per numero di puntate andate in onda (più di 350), "cugini" eccellenti come Real-Barça e Boca-River. Una rivalità che ha anche origini sociali. L'Alianza, colori biancoblù (ma agli esordi vestiva la livrea della bandiera italiana, per sottolineare le origini di un socio fondatore), è nata nel 1901 per volontà di figli di operai ospitati per la pratica del gioco dalle scuderie ippiche Alianza, di proprietà dell'allora presidente della Repubblica Leguia: è la squadra dei ceti bassi e popolari, la più antica e amata del Perù. L'Universitario, maglie chiare color crema, creato nel 1924 da studenti del principale ateneo del Paese, rappresenta invece le classi bianche agiate.

La storia di quello che i peruviani chiamano Superclasico è punteggiata di episodi curiosi: spesso oltre limiti di scorrettezza che a quelle latitudini si spostano molto più in là. Nel ruolo dei cornuti e mazziati, quasi sempre quelli dell'Alianza. Ecco un'antologia, con l'avvertenza che laggiù preferiscono scappare piuttosto che prendere batoste sul campo: solo che a Lima succede un po' troppo spesso.

Los Bastonazos. La prima sfida ufficiale tra le due compagini limene conferma la teoria dell'abbrivio che determina un intero destino: il 23 settembre 1928, nel quadro del primo regolare campionato peruviano della storia, la sfida inedita termina tra risse e polemiche. Succede che la U vince 1-0, ma soprattutto che tra il 70' e il 79', a seguito di parapiglia assortiti, l'arbitro uruguayano Borelli è costretto a cacciare dal campo uno dietro l'altro sei giocatori, cinque dei quali potrillos (puledri, uno dei due soprannomi dell'Alianza: l'altro è ìntimos, dovuto alla profonda amicizia tra i membri pionieri). Pomo della discordia, un rigore contestato concesso all'Universitario. Con una squadra ridotta in sei, cioè sotto il numero legale, Borelli applica il regolamento e sospende la partita.

Gli animi, a quel punto, si accendono anche sugli spalti. Volano botte tra i supporter: quando i tifosi dell'Universitario prendono di mira l'odiato Filomeno Garcia, centrocampista dal temperamento rude, i compagni lo difendono ingaggiando un incredibile corpo a corpo tra campo e tribune. A quel punto compaiono i bastoni: quelli che i tifosi dell'Universitario brandiscono e lanciano all'indirizzo dei calciatori aliancisti. Il Clasico de los Bastonazos finisce così ingloriosamente in largo anticipo, con la polizia impegnata a sedare ogni focolaio facendosi largo tra tifosi e giocatori impazziti. L'indomani i giornali peruviani lodano l'aplomb della squadra vincitrice ed esecrano il comportamento degli sconfitti, parlando di "giornata nera per il calcio peruviano".

Le bigiate. Per due volte, negli anni Trenta, il Superclasico non si gioca: le motivazioni sono interessanti, specie se rapportate al calcio iperprogrammato di oggi. Il 21 giugno 1931 i cremas non si presentano e accampano quale scusa il gran numero di infortunati, non rimpiazzabili da altrettante riserve. Stesso film il 27 ottobre 1935: l'Universitario chiede il rinvio per la concomitanza di un congresso eucaristico nazionale (!), l'Alianza rifiuta perché posticipare significherebbe rinunciare alla tradizionale tournée in Cile, e senza accordo tra i club il derby salta.

I tifosi in campo. Il 30 agosto 1947 il Superclasico prende da subito una piega decisa: l'Alianza dilaga, l'Universitario - protagonista di una delle sue peggiori stagioni - conosce una débacle mai vista. Va tutto storto: resta in dieci e il totem Lolo Fernandez fallisce un penalty. Al minuto 73, sul 4-0 per l'Alianza, i tifosi della U decidono che può bastare e invadono il terreno di gioco, interrompendo l'insopportabile mattanza.

La retromarcia dell'arbitro. Il film delle proteste che degenerano periodicamente si ripete, a mo' di sequel. Il 4 settembre 1949, allo stesso minuto (il solito maledetto 73'), sul 2-1 per l'Universitario, la situazione s'incendia perché un altro arbitro, il peruviano Alvizuri, fischia rigore per fallo di Da Silva sull'aliancista Salinas, ma poi - sensibile alle rimostranze dei giocatori della U - lo trasforma in punizione dal limite. Il clamoroso dietrofront che nega la chance del pareggio ai blanquiazules scatena un'altra rissa e un'altra ridda di cartellini rossi. Alvizuri ne punisce addirittura dieci, tutti dell'Alianza, e cinque di loro finiscono persino al commissariato di polizia, accusati di condotta violenta. Per l'ennesima volta, match sospeso.

La spugna gettata volontariamente. Non solo campionato: il derby della capitale vive il suo capitolo peggiore in Coppa Libertadores, sotto gli occhi di tutto il Sudamerica. Succede la sera del 3 agosto 1988, quando già nel primo tempo l'Universitario si porta facilmente sul 2-0 mentre l'arbitro Pagano espelle uno dopo l'altro tre ìntimos: Espino per gioco violento, Valencia e Vasquez per proteste. Durante l'intervallo nello stanzino dell'Alianza esasperata ferve il dibattito: continuare in otto, rischiando una goleada storica, o troncare la partita? Manco a dirlo, si opta per la seconda soluzione.

Così a inizio ripresa arriva il patatrac. Secondo alcuni testimoni, il tecnico aliancista Moises Barack tenta addirittura di riprendere il gioco in nove, cioè con un giocatore in più, ma la terna arbitrale mangia la foglia e impedisce la gherminella. Di sicuro effettua entrambi i cambi regolamentari, poi La Rosa e Pinto simulano infortuni fantasma e vengono portati via in barella. La squadra, come 60 anni prima, è ridotta in sei e non può continuare: i giocatori abbandonano il campo senza nemmeno aspettare che Pagano prenda atto della situazione e fischi la fine, tra lo sconcerto dei 30mila spettatori presenti. Passa alla storia come Clasico de la verguenza, cioè della vergogna. Cose latinoamericane: nessuno dei responsabili viene punito, e la gara viene omologata col risultato maturato sul campo. Quindi, al netto della figuraccia, l'Alianza ha fatto bene i suoi conti.

Lo scudetto conteso. La madre di tutte le polemiche riguarda però una vicenda lontana, su cui i tifosi delle opposte fazioni tuttora litigano. Trattasi dello scudetto del 1934, al centro di un caso paradossale che l'ineffabile federazione peruviana, quasi un secolo dopo, non ha ancora risolto. In breve: dal 1931 esistono due campionati, quello delle prime squadre e quello delle riserve; per regolamento il titolo assoluto viene assegnato sommando i punti, con l'accorgimento di ponderare l'esito del meno prestigioso torneo riserve dividendone il bottino per 4. Di più, variano i punteggi assegnati per ogni gara: tre punti alla vittoria, due al pareggio, uno alla sconfitta, zero se la squadra non si presenta. Se state trasalendo e pensate che sia una formula troppo complicata, non conoscete bene il calcio sudamericano.

Alla vigilia dell'ultimo turno nel campionato riserve l'Alianza precede di un punto l'Universitario (21 a 20), mentre nel torneo delle prime squadre la U ha 20 punti e gli ìntimos 18. Il 18 novembre l'Alianza vince entrambi gli scontri diretti finali e ribalta la situazione: impatta tra i titolari (21-21) e sorpassa tra i rincalzi (23-22). In questo modo porta a casa anche il titolo assoluto per la miseria di un quarto di punto: 26,75 contro 26,50. Sulle prime le autorità calcistiche proclamano l'Alianza campione: come nelle tre stagioni precedenti, quando non si era posto alcun problema, poiché i potrillos avevano vinto entrambi i tornei, rendendo superfluo il calcolo dei punteggi complessivi.

L'Universitario, però, non ci sta. Il leader Placido Galindo, in un'intervista pubblicata con grande risalto dai giornali, reclama lo spareggio per assegnare la vittoria nel campionato titolari, e, di riflesso, ridiscutere l'assegnazione dello scudetto. Anticipa così la mossa del suo club, che chiede alla federcalcio peruviana di indire un ulteriore Clasico per dirimere la questione del titolo delle prime squadre. I mammasantissima federali non sanno che fare e passano la patata bollente alla potente Lega di Lima, la cui risposta arriva però tre mesi dopo: il 20 febbraio 1935 viene dichiarato ancora da assegnare il primato tra i titolari e viene quindi recepita l'istanza dei cremas di disputare un derby supplementare. La data fissata è il 17 marzo, ma l'Alianza rifiuta. Allora si cerchia in rosso il 19 maggio, ma è l'Universitario a dare buca. A metà giugno la Lega di Lima risolve l'impasse stabilendo che il titolo non verrà attribuito, e di nuovo proclama campione nazionale l'Alianza, ripristinando così la classifica cumulativa precedentemente abortita. Un pazzesco pasticcio nel pasticcio.

I cremas protestano ancora e propone di sistemare la questione sul campo il 30 giugno. L'Alianza, poiché il titolo assoluto è ormai in saccoccia, accetta la sfida secca per il titolo delle prime squadre ma indica il 7 luglio, e finalmente è il giorno buono. In calce all'interminabile tira e molla, l'Universitario vince lo spareggio 2-1 e conquista il campionato delle prime squadre. A quel punto la situazione è più caotica che mai: l'Alianza può ancora fregiarsi dello scudetto globale? Nessun bollettino ufficiale della federazione peruviana gliel'ha mai tolto: eppure gli albi d'oro più comuni, compreso quello federale, intestano all'Universitario quella sfortunata casella. Lo scudetto del 1934 rimane tuttora sospeso tra le eterne rivali, che se lo reclamano reciprocamente. Sospeso, come i tanti derby lasciati incompleti.

Guarda la sintesi di Universitario-Alianza 2-0 del 3 agosto 1988

Guarda per intero il Clasico de la verguenza del 1988

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