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La Seleçao diventa verdeoro

Aldyr Garcia Schlee, creatore della mitica divisa verdeoro del Brasile

La tragedia sportiva del 16 luglio 1950, passata alla storia come il Maracanazo, ebbe due capri espiatori in Brasile: uno tecnico, il portiere Moacir Barbosa, e uno simbolico, la maglia della nazionale. Che non era verdeoro, come molti penseranno: fin dagli albori la Seleçao aveva indossato delle banali casacche bianche, con il colletto blu. All'indomani della clamorosa disfatta con l'Uruguay, costata una Coppa Rimet già vinta, più d'uno pensò al sortilegio: il Brasile, eterno favorito, non era ancora riuscito a conquistare un Mondiale, e anche in Sudamerica la bacheca non raccontava l'asserito predominio sui vicini di casa (appena tre titoli continentali, tutti ottenuti con gran fatica).

A dar voce a questa corrente di pensiero fu il Correo da Manha, un giornale d'opposizione di Rio de Janeiro: ottenne dalla federcalcio la possibilità di indire un concorso di idee per cambiare la divisa, le cui tinte spente erano accusate non solo di non sollecitare sufficiente patriottismo, ma addirittura di indurre un "vuoto psicologico e morale" tra i giocatori. Vennero mobilitati disegnatori, stilisti, artisti, semplici appassionati. C'era un solo vincolo, decisivo: utilizzare i colori della bandiera, cioè il giallo, il blu, il verde e il bianco. Giunsero alla redazione 202 bozzetti e sul finire del 1953 venne scelto il vincitore: si trattava di Aldyr Garcia Schlee, un ragazzo di 19 anni residente a Pelotas, nel sud del Paese, a un tiro di schioppo dal confine con l'Uruguay. Paradossalmente, Schlee, uomo di frontiera, era tifoso proprio della Celeste: studente di scienze umane, disegnava vignette per diletto e le pubblicava sul quotidiano locale.

Schlee scelse una soluzione semplice: maglia gialla coi bordini verdi, calzoncini blu e calzettoni bianchi. Ottenne così di separare le due tinte chiare e di accostare quelle contrastanti. L'idea piacque e fu adottata: dopo un lungo intermezzo con un'inedita casacca azzurra, la Seleçao debuttò con la nuova livrea il 28 febbraio 1954 a Santiago del Cile, nella prima gara del gironcino eliminatorio per i Mondiali svizzeri. Ma i tifosi brasiliani la videro solo alla terza uscita, il 14 marzo 1954 a Rio, nel retour match coi cileni che blindò la qualificazione. Fu subito apprezzata come invictas camisas, segno che il trauma era ancora vivo. Con quel vestito il Brasile sfatò il tabù iridato nel 1958, anche se in realtà Pelé e compagni giocarono la finale con la Svezia con la muta di riserva blu.

Schlee fu premiato con una somma di denaro e uno stage al giornale promotore del concorso. Fu per lui l'inizio di una carriera brillante: oggi, a 82 anni, è un giornalista e intellettuale di prestigio, studioso della letteratura uruguagia, autore di libri e docente universitario. Ha vinto tanti premi, è un ascoltato opinion maker, ma la sua fama in Brasile rimane legata soprattutto alla creatura battezzata con uno schizzo a matita nel 1953, diventata nel frattempo la maglia da calcio più amata e venduta nel mondo: uno status symbol.

Guarda il Maracanazo

Guarda le maglie verdeoro raccontate da Aldyr Schlee

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