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Gente di calcio

Storie, ministorie e controstorie nelle pieghe della storia del pallone

Scandalo Anderlecht: in finale comprando l'arbitro

Pubblicato su 31 Ottobre 2016 da Stefano Affolti

Hart esulta, ma il suo gol viene cancellato dall'arbitro Guruceta: l'Anderlecht vola in finale
Hart esulta, ma il suo gol viene cancellato dall'arbitro Guruceta: l'Anderlecht vola in finale

Anderlecht-Nottingham Forest, semifinale di Coppa Uefa 1984, è uno dei pochi casi accertati di corruzione arbitrale ai massimi livelli. Le squadre coinvolte sono potenze del football continentale dell'epoca: da un decennio i belgi arrivano regolarmente in fondo alle coppe, vincendo spesso (due Coppe delle Coppe e una Uefa, più due Supercoppe) e disputando varie finali, ma trovando nella competizione più prestigiosa un insuperabile tabù; e gli inglesi vivono gli ultimi scampoli del ciclo d'oro che, da outsider assoluti, li ha issati due volte sul trono d'Europa (1979 e 1980).

Spalle al muro. L'Anderlecht è detentore del trofeo ma si trova con le spalle al muro. Nella gara d'andata, disputata l'11 aprile al City Ground, il Forest ha vinto 2-0 con doppietta di Steve Hodge, mettendo un piede e mezzo in una finale che si prospetta tutta inglese, visto che l'altra semi oppone il favorito Tottenham all'Hajduk di Spalato. Ai malva serve una grande rimonta: ne hanno certamente le armi, visto che schierano mezza nazionale belga, compresi la stellina Enzo Scifo, il bomber Alex Czerniatynski, gli ottimi Erwin Vandenbergh e Franky Vercauteren, più stranieri in gamba come i danesi Morten Olsen e Kenneth Brylle. Tutta gente che va per la maggiore.

Ma il 70enne presidente Constant Vanden Stock, industriale della birra ed ex ct della nazionale belga, in sella dal 1971, l'uomo che ha dato la grandeur all'Anderlecht, vuole andare sul sicuro. Assolda un piccolo boss della mala di Anversa, Jan Eelst, e lo incarica di comprare l'arbitro designato dall'Uefa. Eelst muove le sue pedine e spedisce un suo sgherro, Renè van Aeken, a casa dello spagnolo Emilio Carlos Guruceta Muro, origini basche e residenza a Elche: Guruceta, invece di rispedire l'emissario al mittente, lo riceve e alfine accetta. La somma pattuita è un milione di franchi belgi, da versare subito dopo la partita.

Guruceta è un arbitro molto discusso in patria, ma anche molto amato: incarna la nouvelle vague, ha cambiato lo stile della scuola spagnola introducendo elementi di carisma, personalità e teatralità prima sconosciuti. Se oggi molti suoi eredi si atteggiano allo stesso modo esagerato in campo, è "merito" suo. Peccato che, allora come adesso, esagerate siano anche le cantonate.

Discusso e amato. La carriera di Guruceta è rapida (è il più giovane debuttante in Liga, a soli 28 anni) e costellata di episodi controversi. Il più clamoroso al suo primo clàsico, nei quarti della Coppa del Generalissimo 1970: il Barça sta mettendo alle corde il Real, che rischia l'eliminazione, e allora Guruceta gratifica i blancos di un rigore farlocco per un fallo che le immagini dimostrano inesistente, e in ogni caso commesso almeno un metro fuori area, di Riflè su Velazquez. Le merengues pareggiano così 1-1 al Camp Nou e passano il turno.

Lo scandalo è grande e scomoda persino Manuel Vazquez Montalban, che descrive mirabilmente l'invasione di campo in cui migliaia di tifosi blaugrana ignorano madridisti e arbitro - comunque protetti dalla Guardia Civil - e invitano i loro beniamini ad andarsene per protesta. La partita, dopo numerose altre interruzioni, viene sospesa per incidenti. Il rampante Guruceta è squalificato per sei mesi e il Barça lo ricusa: non si incrociano più per ben 14 stagioni. Però Guruceta quando riprende dimostra capacità sopra la media, è talmente quotato che gli si perdona qualunque bizzarria: diventa il direttore di gara spagnolo più gettonato all'estero, degno erede del grande Ortiz de Mendibil, anch'egli basco.

Non basta un rigore inventato. La sera del 25 aprile 1984, dunque, Anderlecht e Nottingham Forest si giocano il biglietto per la finale di Coppa Uefa. L'impresa dei belgi appare disperata, ma partono bene e passano al 18' con un'intuizione del 18enne Scifo, che con la coda dell'occhio scorge il portiere van Breukelen fuori posizione e lo buggera da lontano. Poco dopo viene cancellato un gol di Brylle per fuorigioco segnalato dal guardalinee. L'Anderlecht seguita ad attaccare, crea tantissime occasioni ma non riesce a raddoppiare. Allora entra in scena Guruceta: al minuto 10 della ripresa Brylle dribbla Swain, entra in area e stramazza a terra. L'arbitro - che le immagini televisive mostrano pure con la visuale coperta da Walsh - non ha dubbi e indica il dischetto, tra le (invero sobrie) proteste di quelli del Forest: lo stesso danese esegue la trasformazione da manuale.

Così si andrebbe ai supplementari: la partita diventa una battaglia, van Breukelen para tutto e il finale del tempo regolamentare è vietato ai deboli di cuore. Al minuto 88 una sanguinosa palla persa in mediana da Wigley innesca il rapido contropiede malva: Vandereycken mette deliziosamente Vandenbergh davanti al portiere, che viene superato di giustezza. L'incredibile tris manda in delirio i tifosi locali, mentre nel settore degli inglesi si accendono scaramucce, sedate a fatica dalla polizia.

La truffa finale. Ma la scena madre è l'ultima, sebbene non stia scritta su nessun tabellino. In pieno recupero il Forest fruisce dell'angolo della disperazione, sullo spiovente prevalgono le torri inglesi: Bowyer e poi Hart correggono la traiettoria e l'ultimo tocco del difensore centrale, lasciato colpevolmente solo nel traffico dell'area piccola, sorprende Munaron. Tutto evidentemente regolare: i belgi smoccolano per la distrazione fatale, gli inglesi esultano. Senonché l'ineffabile Guruceta annulla, senza spiegazioni, tra lo stupore rabbioso dei rossi e quello grato dei bianchi. Finisce così 3-0 e l'Anderlecht si qualifica per la finale.

Già nell'immediato dopogara si capisce che qualcosa non quadra. Sui giornali del mattino il capitano dell'Anderlecht Morten Olsen ha dichiarato che tra le possibilità c'è il "lavorare sull'arbitro spagnolo", parole che a cose fatte assumono ben altri connotati. Il manager del Forest, il leggendario Brian Clough, chiede di lasciare aperta la porta degli spogliatoi poiché dà esattamente sullo stanzino della terna arbitrale: così la comitiva inglese assiste basita al viavai di dirigenti belgi nella zona proibita. Ai giornalisti, in conferenza stampa, Clough dispensa un ironico "ma l'avete capito o no che ci hanno presi in giro?". Però, un po' per la mentalità e un po' per lo sconcerto, il Nottingham non alza troppo la voce: torna a casa scornato e col sospetto che gli avversari non fossero solo undici.

Lo scandalo all'Uefa. La verità viene a galla molto tempo dopo: il caso scoppia solo nel 1992, ma bisogna attendere il '97 perché la giustizia si muova. Succede che per anni i due balordi ricattano Vanden Stock, costretto a versare loro ingenti somme di denaro per comprare il silenzio, visto che Eelst e van Aeken sono in possesso delle registrazioni dei colloqui compromettenti con il braccio destro ed emissario del patron, Raymond de Deken. A un certo punto cessano i pagamenti e allora i due spifferano tutto alla polizia, a margine di altre inchieste che li toccano. Il dossier finisce sui giornali e poi sul tavolo del presidente della federcalcio belga, che insabbia finché può, spalleggiato anche da funzionari Uefa compiacenti: ma nel 1997 lo scandalo deflagra e non è più possibile sottacerlo. Saltano fuori anche altri tentativi di comprare fischietti: riflettori in particolare sulle strane manovre - mai pienamente documentate - attorno all'inglese Keith Hackett prima di Anderlecht-Banik Ostrava di quella stessa Coppa Uefa.

In una drammatica intervista, rilasciata nella sua villa di Cannes, l'ormai 83enne Constant Vanden Stock, che nel frattempo ha lasciato la presidenza del club al figlio Roger, ammette nella sostanza la combine, ma sostiene di aver versato a Guruceta il milione di franchi come normale prestito a una persona in difficoltà finanziarie. Facile verificare il fatto, difficile credere alla motivazione. Il diretto interessato non può più dire la sua: Emilio Carlos Guruceta Muro è morto il 21 febbraio 1987, a 45 anni, in un incidente d'auto, mentre con i guardalinee di fiducia (uno dei quali perito nello schianto) si recava a Pamplona per dirigere Osasuna-Real Madrid di Coppa del Re.

L'Uefa, finalmente, interviene con 13 anni di colpevole ritardo: la pena è un buffetto, la squalifica per un anno dell'Anderlecht dalle coppe europee. E per fortuna Johansson e i suoi non hanno l'imbarazzo di dover mettere un asterisco sull'albo d'oro, visto che la Coppa Uefa 1984 è stata vinta dal Tottenham, dopo una drammatica doppia finale decisa ai rigori. Per l'Anderlecht è solo una tappa della caduta dal paradiso: perso il ruolo di grande d'Europa, oggi vive di nostalgia. Nonostante la vergogna, dal 1991 lo stadio Parc Astrid è intitolato a Constant Vanden Stock, a sua volta scomparso nel 2008.

Guarda i gol di Anderlecht-Nottingham Forest

Guarda un'altra sintesi di Anderlecht-Nottingham Forest

Guarda la drammatica finale Tottenham-Anderlecht

Guarda il rigore assegnato da Guruceta in Barcellona-Real Madrid del 1970

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