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L'ultima chance della Germania Est

Austria-Ddr 3-0: impossibile fermare il bomber Polster

Austria-Ddr 3-0: impossibile fermare il bomber Polster

Il Muro di Berlino cade di giovedì sera, quasi all'ora di cena del 9 novembre 1989: Gunther Schabowski, grigio papavero del regime, in conferenza stampa, colto alla sprovvista dalle domande, dice che l'inedita revoca delle restrizioni all'espatrio dei cittadini tedeschi orientali è in vigore "da subito". Sbaglia, ma ormai la breccia è aperta: la gente si riversa per le strade, riducendo all'impotenza i terribili Vopos e passando festante una frontiera rimasta proibita per 28 anni e improvvisamente cancellata in pochi minuti. L'evento è storico: finisce la guerra fredda e comincia l'effetto domino che farà implodere entro pochi mesi il comunismo di stampo sovietico.

La vigilia stravolta. In quelle ore cruciali per il destino del Paese e del mondo intero la nazionale di calcio della Germania Est è in ritiro - meglio sarebbe dire in clausura - allo Sportinstitut di Lipsia, l'ombelico del calcio di lassù, dove prepara un altro snodo a suo modo storico. Il mercoledì successivo, 15 novembre, deve giocare a Vienna l'ultima decisiva gara di qualificazione a Italia '90: basta un pareggio per tornare al Mondiale, 15 anni dopo l'unica presenza, quella del '74, impreziosita dalla clamorosa vittoria nel derby di Amburgo coi cugini occidentali.

Il Fussball non è mai stato in cima ai pensieri della dittatura: Ulbricht prima e Honecker poi hanno preferito altre discipline per alimentare la retorica della patria felice e vincente, anche ricorrendo a robuste dosi di doping. Ma il pallone rimane lo sport più seguito, benché il campionato sia spesso deciso dai capricci di qualche gerarca. Partita maluccio, l'avventura della Ddr nel girone è decollata alla distanza: la fresca vittoria in rimonta dell'8 ottobre sull'Urss, capolista e favoritissima (2-1, gol di Thom e Sammer negli ultimi dieci minuti), ha convinto tutti sulla fattibilità dell'impresa.

La squadra dunque è in ritiro agli ordini del ct Eduard Geyer, ex difensore della Dinamo Berlino e assiduo informatore della Stasi, come tutti coloro che al di là del Muro occupano posti di responsabilità. Le notizie provenienti dalla capitale filtrano, deflagrano, stravolgono un ambiente che non riesce più a concentrarsi sulla grande sfida all'orizzonte. Anche perché è tutt'altro che sicuro che domani ci sia ancora posto per due Germanie, nel calcio come nella geografia. "Preparare la partita divenne impossibile", ha spiegato anni dopo Geyer: in un clima di euforica smobilitazione, i giocatori più forti sognano magnifiche sorti e progressive e non si vergognano di vagliare sui due piedi le allettanti offerte prontamente recapitate dai club occidentali. Maglie che altrimenti non avrebbero mai potuto vestire e denari che non avrebbero mai potuto guadagnare, se non scappando.

Il blitz del chimico. Il più lesto e attivo tra i faccendieri-talent scout, in un'epoca pre Bosman che ancora non contempla le figure chiave dei procuratori, è Rainer Calmund, gigantesco plenipotenziario del Bayer Leverkusen, omone astuto e preparato, dal fiuto finissimo. Saputo della caduta del Muro, dalla sera alla mattina Calmund sguinzaglia il fido luogotenente Wolfgang Karnath sulle tracce dei pezzi pregiati della Ddr.

Karnath, personaggio pittoresco quanto basta, non vive di calcio: è un perito chimico, lavora per la Bayer e nel tempo libero allena le giovanili del Leverkusen. Non lo conosce nessuno, perciò gli riesce facile intrufolarsi nella tana viennese della nazionale orientale, dove si fa accreditare spacciandosi per fotografo. Nascondendosi così dove lo vedono tutti, diventa il principale tessitore della vigilia più strampalata che si possa immaginare, con l'albergo della squadra trasformato in casbah dove si imbastiscono febbrili trattative di un calciomercato mai visto prima.

Con simili presupposti, la sera del big match la Germania Est, accompagnata da 4mila tifosi in trasferta, praticamente non gioca: la testa è altrove e le gambe non girano. La folla del Prater trascina un'Austria ferox che si giova della mira infallibile del suo cecchino principe, il centravanti Toni Polster, in serata di grazia. Ne firma tre, tutti di sinistro, compreso un rigore inventato dal mediocre arbitro polacco Werner.

Sparizione e diaspora. La Ddr perde 3-0, sbagliando pure un penalty (di Steinmann, sul 2-0), non va al Mondiale e in capo a pochi mesi scompare dall'atlante del calcio: disputa l'ultima partita il 12 settembre 1990 a Bruxelles, battendo 2-0 il Belgio con doppietta del suo uomo più rappresentativo, Matthias Sammer. Doveva essere la prima gara delle eliminatorie per l'Europeo di Svezia '92, diventa l'amichevole del passo d'addio. La fusione politica delle due Germanie è realtà il 3 ottobre 1990, la federazione di Berlino Est evapora il 20 novembre 1990, il campionato della Ddr cessa nella primavera del 1991.

E i giocatori? Emigrano in massa: il battistrada è Andreas Thom, che manco a dirlo, grazie ai buoni uffici di Karnath, passa al Bayer Leverkusen. La Dinamo Berlino lo vende per 2,8 milioni di marchi: Thom firma il 12 dicembre e debutta in Bundesliga il 17 febbraio 1990, contro l'Homburg, segnando pure un gol. Lo seguono a stretto giro tutti i mammasantissima: Doll e Rohde vanno all'Amburgo, Sammer allo Stoccarda, Kirsten pure al Leverkusen, Steinmann al Colonia.

Geyer coltiva i rimpianti ("Se il muro fosse caduto dieci giorni dopo per la storia sarebbe cambiato poco, ma in Italia saremmo andati noi") e si rifà un nome anche senza coperture politiche: espia i peccati tra le categorie minori e un breve esilio ungherese, poi nel '94 prende l'Energie Cottbus e la guida a una clamorosa scalata dalla terza divisione alla Bundesliga, tenendocela per tre stagioni, condite persino da una finale di Coppa di Germania. Traguardi incredibili per un ex club orientale, squattrinato e spolpato dei prospetti migliori.

A Italia '90 l'Austria viene subito eliminata, mentre la Germania Ovest è campione del mondo. Il ct Beckenbauer si pronostica "una lunga imbattibilità" grazie agli innesti dell'ex Ddr: invece la nazionale tedesca deve attendere il '96 per rivincere un grande torneo. Altro che travaso: all'Europeo inglese c'è un solo ex Ddr, Matthias Sammer, eletto miglior giocatore e pochi mesi dopo insignito del Pallone d'oro.

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