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La ribellione del circolo polare

Sturla Solhaug sale in cielo, beffa difensore e portiere e segna lo storico gol che vale la coppa

Sturla Solhaug sale in cielo, beffa difensore e portiere e segna lo storico gol che vale la coppa

In Norvegia il calcio non ha mai avuto vita facile: colpa anche del clima rigido, che durante il lungo inverno impedisce molte attività ludiche all'aperto. Con il corollario dei collegamenti disagevoli in un Paese lungo, stretto e montuoso, dove la maggior parte delle città si affaccia sul mare.

Fino a tempi relativamente recenti i tornei che contano erano riservati alle squadre del sud: ci si spingeva al massimo fino al fiordo di Trondheim, casa del Rosenborg, mentre tutti i club delle tre contee settentrionali (Finnmark, Troms, Nordland), considerati logisticamente lontani e tecnicamente inferiori, si accontentavano di leghe regionali allestite nella breve finestra estiva.

Il lungo ostracismo. Il campionato si disputava dal 1937, la coppa addirittura dal 1902: solo nel 1963 i team del nord erano stati ammessi alla coppa, e dovettero attendere il 1972 per esordire in campionato. I pionieri vestivano le casacche rosse del Mjølner di Narvik, pluricampione del nord, che fu ammesso alla prima divisione ma retrocedette subito, arrivando ultimo. Le altre cenerentole del nord dovettero sudarsi l'Olimpo scalando uno a uno i gradini delle categorie minori.

I risultati modesti erano il segno che i detrattori non avevano tutti i torti. La cartina di tornasole era la Norgesmesterskapet, coppa nazionale da tutti ritenuta più prestigiosa del campionato, al punto che chi la vinceva si fregiava dell'appellativo di campione di Norvegia. In questa manifestazione a eliminazione diretta si era distinto appena l'isolato exploit del Bodø Glimt, che proprio al debutto nel '63 si era issato fino al quarto turno, eliminando in trasferta il Rosenborg e uscendo agli ottavi di finale per mano del Frigg di Oslo. In seguito, per molte edizioni il cammino delle formazioni settentrionali era stato breve e infelice.

Lo stesso Bodø però crebbe in credenziali e prestazioni, facendosi alfiere di tutto il bistrattato calcio del circolo polare: arrivò in semifinale nel 1974 (maltrattato dal Viking per 5-0) e l'anno dopo, in capo a un lungo inseguimento, ribaltò l'ordine costituito, portando per la prima volta il trofeo al nord. Lo sbarco ad alto livello era stato anticipato da una mossa clamorosa di mercato: il Bodø aveva preso Harald "Dutte" Berg, il miglior calciatore della storia norvegese fino a quel momento, che al rientro da cinque stagioni da professionista in Olanda aveva scelto i gialli per chiudere la carriera in patria. Fatto ancor più sensazionale se si pensa che il Glimt navigava ancora in seconda divisione.

Un popolo intero. Il 26 ottobre 1975, giorno della finale, un fiume festoso di tifosi vestiti di giallo invase Oslo: tra loro anche figure di spicco del panorama culturale come il cantante Halvdan Sivertsen, icona della musica di quelle latitudini. Andarono fieri all'appuntamento con la storia ed ebbero ragione: i tempi erano maturi. All'Ullevaal, il tempio del pallone norvegese, l'ultimo ostacolo era il Vard di Haugesund, altra squadra di seconda serie, che non riuscì a vendicare Skeid, Start Kristiansand e Viking Stavanger, i nomi nobili eliminati nei turni di qualificazione dai nuovi arrivati.

Il Bodø vinse 2-0: i gol furono firmati da Trond Sturla Solvang, professione negoziante di articoli sportivi, e Arne Hanssen, bancario. Il primo, al 26' della ripresa fece un meraviglioso stacco di testa su traversone da sinistra; il secondo, veterano di mille battaglie, a due minuti dalla fine tagliò letteralmente in due la difesa, chiudendo con un destro chirurgico da fuori area.

L'uomo della svolta, Solhaug, partì dalla panchina: nell'intervallo prese il posto di Andreassen e si trovò nel posto giusto al momento giusto: "Vidi partire il cross da Olsen e saltai molto in alto, ma alla cieca, e mi sembrava che la palla fosse lontanissima - raccontò poi - Invece la toccai, e sono sicuro che la toccò anche il portiere, e forse finì pure sulla mia schiena prima di rotolare in porta. Non mi accorsi subito di aver segnato: ero a terra e sentii l'urlo della folla. Non era un gol qualunque, mi sentii come ubriaco".

Una vittoria che seguiva una logica precisa: "L'arrivo di Berg - è ancora Solhaug che parla - fu fondamentale per l'autostima. Se uno così veniva da noi, voleva dire che eravamo forti. Un fenomeno che travolse tutta la regione: giocavamo mille derby, ma quando c'erano le partite contro le grandi del sud il nord intero tifava per noi". Il Glimt era "il simbolo comune della regione che si era ribellato e aveva raggiunto l'uguaglianza", per dirla con Steinar Aas, storico dell'università di Tromsø.

Il seguito. L'anno successivo per il Bodø fu altrettanto storico: giocò un turno di Coppa delle Coppe, venendo eliminato dal Napoli (0-2 e 0-1), e conquistò per la prima volta la promozione in Tippeligaen, la serie A. In breve divenne una presenza fissa nell'élite del football norvegese: per vederlo arrivava gente da tutte le contee settentrionali, con ogni mezzo, barche comprese. I maxi spazzolini da denti, gadget simbolo dei tifosi gialli, diventarono patrimonio del calcio nazionale a dispetto delle prestazioni altalenanti. Miglior risultato in campionato il secondo posto, centrato tre volte: al debutto nel 1977, poi nel '93 e nel 2003.

Il Glimt arrivò altre quattro volte in finale di coppa: vinse nel '93 con lo Strømsgodset (2-0), perse 1-0 dal Lillestrøm nel '77, 3-1 ai supplementari dal Rosenborg nel 2003 e soprattutto 2-1 dai cugini del Tromsø nel 1996, la sfida tutta polare che sancì il definitivo decollo calcistico dell'area, decisa da un gol di Rushfeldt al 90'. Ad oggi, però, nessuna squadra del profondo nord ha ancora vinto lo scudetto.

Guarda i gol di Bodoe-Vard 2-0
Guarda lo storico gol di Solhaug

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