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Delikaris, più impossibile di Cruyff

Giorgos Delikaris sale in cielo e segna sotto gli occhi di Berti Vogts

Giorgos Delikaris sale in cielo e segna sotto gli occhi di Berti Vogts

Dal limite dell'area arriva un cross lungo, teso, alto, diretto verso il secondo palo. Il portiere non esce, ma lo sorveglia e lo battezza fuori: ha ragione, ci vorrebbe una magia per cambiarne il destino. Nei pressi del vertice dell'area piccola, però, c'è l'unico al mondo in grado di farlo: succede tutto in un attimo, un interminabile istante in cui il tempo si ferma come il battito degli astanti. Il mago salta come gli altisti prima di Fosbury, arriva in cielo col piede e di esterno pieno corregge la traiettoria, facendo finire il pallone nel sacco. Incredulità, mani spellate, la sensazione di aver vissuto un momento storico di cui si parlerà per decenni.

L'avete pensato tutti: il gol impossibile di Cruyff. Segnato il 22 dicembre 1973, al Camp Nou, contro l'Atletico Madrid campione di Spagna che sarebbe arrivato in finale di coppa Campioni: il cross è di Carles Rexach, tra i pali nei panni dell'impotente vittima Miguel Reina, papà pari ruolo dell'odierno Pepe. Reina senior fino all'anno prima ha vestito il blaugrana, ora rosica. Il Barça vince 2-1 e va a conquistare la Liga dopo 14 anni di magre.

Il Rivera del Pireo. Persino facile fare una cosa del genere, se ti chiami Cruyff: ma il divino Johan - che quella sera indossa il 9, non l'amato 14 - non è il solo ad aver firmato un'impresa balistica simile. Nessuno ricorda che un gol identico è stato realizzato pochi mesi dopo da un altro campione, meno famoso, meno fortunato, meno carismatico. Si chiama Giorgos Delikaris ed è la stella del calcio greco: ateniese del Pireo, gioca nell'Olympiakos ed è considerato alla stregua di una divinità da Partenone, un incrocio ellenico tra Gianni Rivera e George Best. Del primo ha la tecnica sopraffina e lo stile pulito: non segna molto, anzi, però esalta i tifosi con le giocate ad effetto e i compagni con gli assist a raffica. Del secondo ha l'indole matta, in campo e fuori.

Ha esordito in prima divisione appena 18enne, da attaccante. Ben presto l'allenatore dell'Olympiakos, il croato Bobek, lo arretra di qualche decina di metri, dandogli la maglia numero 10 e la licenza di stupire a piacimento. E lui stupisce: debutta in nazionale a 19 anni, diventa il faro biancorosso e a soli 21 anni è capitano della squadra. Ha anche svariati problemi extra calcio: litiga più volte per motivi politici con la dirigenza dell'Olympiakos, piuttosto compromessa col regime dei colonnelli. Ne ricava amarezze in serie, compresa una squalifica a vita dalla nazionale, che però gli viene revocata in capo a pochi mesi.

Delikaris è amatissimo dalla gente ma bistrattato da una parte della stampa. Durante un periodo di crisi economica del club accetta di giocare gratis, letteralmente per amore dell'Olympiakos: ma poi, siccome s'infortuna spesso, più di un giornalista insinua malanni diplomatici. E una volta, verso la fine di un match malamente perso col Paok di Salonicco, si toglie la maglia e abbandona platealmente il campo, in polemica per lo scarso rendimento dei compagni.

Bestia nera di Beckenbauer. Uno così non passa certo inosservato: ed è tra i pochissimi a mettere in serio imbarazzo Beckenbauer e la Germania Ovest vincitutto, che domina nella prima metà dei Settanta. Capita nel doppio confronto del girone di qualificazione agli Europei del 1976: proprio nella gara d'andata coi tedeschi, il 20 novembre 1974, Delikaris segna un gol più impossibile di quello celebre di Cruyff.

Si gioca al Pireo, nel Karaiskaki tana del suo Olympiakos. Contro i campioni d'Europa e del mondo, alla prima uscita ufficiale dopo il trionfo di Monaco, la piccola Grecia alza la voce: finisce 2-2 e la prima nota sul tabellino, dopo 13', passa alla storia. Viene battuto un corner da sinistra: tocco corto di Glezos per Domazos, che alza gli occhi e disegna un traversone imprendibile per tutti. Non per Delikaris, che, appostato in posizione assai defilata, si inventa un gesto mirabile, sul piano atletico ancor prima che tecnico: il balzo a gambe altissime, l'esterno sinistro - o forse addirittura il tacco - ad incocciare la palla, costringendola a una traiettoria imprevista e letale. Restano impietriti Kremers, che dovrebbe marcarlo, e Vogts, che sta nei pressi del palo; il portiere Maier è perso. Sugli spalti, il delirio.

Anche al ritorno, a Düsseldorf, Delikaris fa impazzire i tedeschi. E li zittisce ancora: è lui a firmare il gol dell'1-1, manco a dirlo seguendo una dinamica poco convenzionale. Tutto nasce da un geniale filtrante di Kritikopoulos, suo sodale in biancorosso, che lo isola a tu per tu con Maier, mentre Beckenbauer e Korbel, bruciati sullo scatto, arrancano invocando un fuorigioco che non c'è. Maier gli si scapicolla ai piedi e riesce a fargli perdere l'equilibrio: sarebbe rigore, ma a Delikaris non piace un epilogo così banale. Così, mentre cade, arma il sinistro, tira e fa centro.

Il prosieguo. La Germania si qualifica per l'Europeo, che perde in finale ai rigori. La Grecia rimane periferia del calcio che conta. Delikaris continua con l'Olympiakos fino al '78, poi passa clamorosamente al Panathinaikos, rivale acerrimo: tre stagioni infelici, in cui non entra mai nel cuore dei nuovi tifosi e non vuole giocare i derby con l'ex squadra. Più tardi si pente pubblicamente di quel tradimento. Si ritira inopinatamente prima di compiere trent'anni, sparisce dalla circolazione, si dice perda molto denaro investendo nell'Albania in cui crolla il comunismo. I greci si ricordano di lui solo quando, nel 2009, ha un incidente stradale che fa temere per la sua vita.

Guarda il gol impossibile di Cruyff
Guarda il gol impossibile di Delikaris
Guarda il gol di Delikaris in Germania Ovest-Grecia 1-1

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