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La prima vittoria di Malta

Una fase di Malta-Grecia del 1975 nello scenario lunare dello stadio di Gzira

Una fase di Malta-Grecia del 1975 nello scenario lunare dello stadio di Gzira

Nata nel 1957, la nazionale di Malta nei suoi primi 18 anni di anonima vita non aveva vinto alcuna partita ufficiale. Al massimo le era capitato di superare di misura, in amichevole, rivali nordafricane di pari rivedibile caratura come Tunisia e Libia. Per il resto, gli esiti delle poche partite - qualificazioni mondiali ed europee più test di scarso lusso, poiché anche come sparring partner Malta non era granché probante - oscillavano tra (tante) sonore goleade e (rare) sconfitte onorevoli.

Il modesto livello tecnico e l'ancor più risibile bacino di pescaggio condannavano la squadra con la croce di San Giovanni disegnata sul petto al perenne ruolo di cenerentola. Come se non bastasse, sull'isola il football era sì seguito, ma condizionato da vasti giri di scommesse, che minavano la credibilità del movimento. Finché all'inizio degli anni '70 - un po' per la sottovalutazione altrui, un po' per l'orgoglio proprio - a qualche rappresentativa di più nobile lignaggio erano finalmente fischiate le orecchie.

L'antefatto. Alla gara numero 16 (in 13 anni d'attività!), l'11 ottobre 1970 in casa contro la Grecia, nell'ambito delle qualificazioni europee, Malta consumò la prima mezza gioia: l'ellenico Kritikopoulos pareggiò in extremis il gol della grande illusione firmato da Willie Vassallo, forte centrocampista dal moto perpetuo del Floriana. Niente vittoria, ma anche per l'inatteso 1-1 sull'isola fu festa. Teatro dell'impresa l'Empire Stadium di Gzira, nome pomposo per un impianto malmesso con il celebre e temuto fondo in terra battuta: testimoni soddisfatti i novemila spettatori.

In seguito Malta tornò al trantran fatto di imbarcate e prestazioni dignitose, fino a domenica 23 febbraio 1975, quando dalla stessa location del pareggio di cui sopra giunse il botto che stupì tutti. Nel girone eliminatorio per gli Europei 1976, in programma in Jugoslavia, si ritrovò di fronte i greci, basati sul blocco del Panathinaikos finalista di Coppa dei Campioni nel '71 e gasati dal fresco storico pareggio imposto alla Germania Ovest campione di tutto.

Il guru. Malta era allenata da un italiano: il ternano Terenzio Polverini, che, dopo una dozzinale carriera da giocatore di serie B e C, passò in panchina e nel 1973, grazie ad agganci tortuosi, sbarcò sull'isola per guidare lo Sliema Wanderers. Era una spanna sopra i tecnici locali, al punto che in capo a pochi mesi venne chiamato sulla tolda della nazionale, continuando pure a occuparsi del club. Polverini non poteva certo fare miracoli, ma mise ogni cosa al suo posto e ottenne frutti mai visti: i fantastici tedeschi lo batterono sudando, con un misero golletto della riserva Cullmann, mentre della Grecia portò clamorosamente a casa lo scalpo.

Quel giorno Polverini azzeccò tutte le mosse, a partire dalla preparazione psicologica. Introdusse il ritiro in un albergo fin dal mercoledì precedente, novità assoluta per quelle latitudini dilettantistiche: alla comitiva si aggregò in ritardo il capitano Willie Vassallo, poiché il datore di lavoro gli aveva negato il permesso. E stilò un piano partita semplice e chiaro, affidando a ciascuno una missione adeguata alle risorse. In particolare, suggerì ai suoi di tirare sempre, anche e soprattutto da lontano: un po' perché l'estremo ellenico durante il gioco amava allontanarsi dai pali, molto perché con quei piedi non proprio educatissimi era avventuroso costruire manovre efficaci. Ne uscì la gara perfetta, come se il ct avesse visto in anteprima il film.

Difesa, contropiede e cuore. La Grecia attaccò subito e sempre, ma rimbalzò sul muro di gomma biancorosso, e quando lo superò incappò nella giornata mostruosa del portiere Gatt. Uno che non aveva mai giocato prima alcuna partita internazionale: ma il titolare Freddie Debono era stato squalificato per un mese, colpevole di aver abbandonato il campo, il 26 gennaio durante una partita di campionato, in polemica col pubblico (!), e quindi toccò a lui, che vinse il ballottaggio con l'altro potenziale debuttante Sciberras.

Le rade sortite offensive dei maltesi diedero frutti copiosi. Al minuto 33 una rimessa laterale eseguita rapidamente colse impreparata la difesa ospite: il terzino sinistro Eddie Vella innescò Ray Xuereb che crossò per Ritchie Aquilina, il cui colpo di testa non diede scampo al portiere Konstantinou. Prima dell'intervallo Camilleri, servito ancora da Xuereb, superò il portiere ma si vide negare il gol dal recupero in extremis del difensore greco Iosifidis. Al minuto 70, con gli avversari sempre più avviliti dall'impotenza, il bis: veloce verticalizzazione Vella-Seychell-Magro, quest'ultimo dall'ala sinistra vide Konstantinou fuori posizione, si ricordò del consiglio del ct e lo infilò di nuovo con un pallonetto.

La battaglia divenne un corpo a corpo in cui i maltesi non mollarono un millimetro. Durante l'ennesimo assalto si scontrarono di testa Vassallo e Holland, uscendone il primo con una fasciatura a turbante che continuava a sanguinare e il secondo con una manciata di punti al labbro. Nessuno dei due si sognò di chiedere il cambio.

"A fine gara il pubblico non smetteva di applaudirci - ha ricordato Vincent Magro - anche quando avevamo salutato ed eravamo tornati in spogliatoio. Tutti capivano che avevamo fatto qualcosa di incredibile". Eddie Vella dà merito a Polverini: "Allenarci con lui era fantastico. Ricordo che alla vigilia mi disse che avrebbe fatto meglio del suo alter ego greco, il santone Panagulias. Polverini aveva fegato: ci motivò a dovere, per quella e per tutte le partite in cui guidò la nostra nazionale". Robert Gatt rivive le emozioni: "Ero all'esordio ma non avevo paura, ero semplicemente concentrato. Tutti sapevamo di potercela fare. Dopo il primo gol i greci ci misero sotto pressione. E dopo il secondo diventò un assedio: loro attaccavano senza sosta, io parai il parabile e al resto pensarono i miei compagni con una prestazione difensiva meravigliosa. Ne uscimmo vivi e vincitori".

Il dopo. La Grecia uscì scossa da Gzira. Al ritorno si vendicò, vincendo 4-0, e andò pure a pareggiare in Germania, ma a conti fatti i due punti lasciati a Malta le costarono la qualificazione alla fase finale degli Europei. Per Malta la rondine non fece primavera: smaltita l'euforia riprese la litania di sconfitte, e per tornare a sorridere in una partita vera dovette attendere il 1982 (2-1 all'Islanda). Polverini guidò la nazionale maltese per un totale di 9 gare, vincendo quella con la Grecia e pareggiandone altre due con la Libia. Si fermò a lungo ad allenare sull'isola, girando tanti club: è morto a 79 anni nel 2015.

Dell'impresa coi greci rimasero ai giocatori due cose: la gloria eterna e qualche volatile denaro del premio partita, fissato alla vigilia per la prima volta forse in preda al presentimento. Non si portarono a casa nemmeno gli scarpini: dovettero restituirli alla federazione, che come da accordi glieli aveva forniti.

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