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Lo spareggio nella terra di nessuno

Lo spareggio-bis è finito, il capitano della Dinamo Anichkin si complimenta con i nuovi campioni

Lo spareggio-bis è finito, il capitano della Dinamo Anichkin si complimenta con i nuovi campioni

Nel 1970 il titolo sovietico viene assegnato in uno spareggio: è la seconda volta nella lunga e movimentata storia di campionati pletorici per parco iscritti e logisticamente complicati per la vastità del territorio. L'unico precedente specifico è del 1964, quando i georgiani della Dinamo Tbilisi hanno schiantato ai supplementari (4-1) la Torpedo Mosca. Nel 1970 il bis con le tradizionali grandi moscovite, lautamente foraggiate dalla nomenklatura di regime: il Cska, squadra dell'esercito - l'Armata Rossa è una polisportiva di altissimo livello, basti pensare al basket più volte campione d'Europa - e la Dinamo, costola agonistica del ministero dell'Interno e segnatamente del Kgb, la polizia segreta.

Corsa a due. Si tratta di due squadroni, che chiudono a pari punti un torneo infinito, da marzo a novembre, con 17 squadre che non si fermano nemmeno durante il Mundial, continuando a giocare senza i nazionali. Le lancia proprio il calendario: le Dinamo di Tbilisi e Kiev, rivali più accreditate, vengono saccheggiate dal ct Kachalin per Mexico '70 e perdono per un mese e mezzo l'attacco titolare, pagandone il pesante dazio.

Per lo scudetto è dunque corsa a due. Ai primi di ottobre, sei partite alla fine, pare che il Cska piazzi l'allungo vincente: lo scivolone casalingo della Dinamo con lo Shaktyor Donetsk lo proietta a +3. Ma la settimana dopo - mentre la Dinamo riposa - la capolista perde con lo stesso Shaktyor, quindi pareggia 0-0 a Minsk e infine, dovendo stare a sua volta a guardare, viene riacciuffata alla terz'ultima giornata. Hanno la stessa filosofia del safety first e soluzioni offensive molto diverse: la Dinamo è una cooperativa del gol, mentre il Cska è aggrappato al favoloso ruolino della coppia Kopeikin-Fedotov, capaci di timbrare 29 dei 46 centri stagionali. È anche l'anno del progressivo accantonamento di un mito: la Dinamo dirotta in panchina l'ormai 41enne Lev Jashin e dà la sua maglia nera all'emergente Vladimir Pilguy, 22enne promessa ucraina prelevata d'imperio (cioè gratis per ordini superiori, in capo a un romanzesco tira e molla) dal Dnepr di Dnepropetrovsk.

120 minuti inutili. Per risolvere l'equilibrio urge una vera finalissima. Si sceglie un campo che più neutro non si può: lo stadio del Pakhtakor a Tashkent, nel periferico Uzbekistan, piena Asia centrale, decisamente fuori mano ma abbastanza a sud per sfuggire ai rigori del generale Inverno. Location sperduta e un po' marziana, ma che assicura parità di condizioni, come già sperimentato proprio nel '64, quando laggiù, a contorno della sfida scudetto, si è tenuto anche lo spareggio salvezza Torpedo Kutaisi-Volga Gorki.

Si gioca alle ore 16 di sabato 5 dicembre, un mese dopo l'ultima di campionato, davanti a 60mila spettatori, in larga parte militari com'è usanza da quelle parti. Dirige l'azero Tofiq Bakhramov, famoso ovunque perché, da guardalinee, ha fatto assegnare all'inglese Hurst il gol fantasma decisivo nella finale mondiale di Wembley '66, macchiandosi - in combutta con il collega svizzero Dienst - della più iconica topica nella storia del pallone.

Le rivali si annullano e la partita non si sblocca nemmeno nei supplementari, complice anche il campo pesante: finisce 0-0. Eventualità non prevista dai dirigenti federali: che fare? Si decide per il replay, organizzato sui due piedi per il giorno seguente, costringendo tutti a riscrivere le rispettive agende. Si torna in campo giusto una manciata di ore dopo, all'una del pomeriggio di domenica 6 dicembre. Gli spettatori sono un po' meno, 40mila dicono le cronache. Si cerca di rizollare al volo le zone più degradate del terreno di gioco, ma nonostante gli sforzi il campo è in pessime condizioni, per il maltempo dei giorni precedenti e il fresco calpestio di tacchetti della prima gara. 

Batterie finite. Per questa imprevista seconda partita Konstantin Beskov, allenatore della Dinamo, effettua tre cambi nell'undici iniziale, mentre il dirimpettaio Valentin Nikolaev conferma in toto la formazione. "Mi sentivo molto stanco, c'era pochissimo recupero - ha commentato in seguito Vladimir Fedotov, uomo più rappresentativo del Cska e match winner - e la stagione era finita da un pezzo. Infatti fin dal calcio d'inizio si susseguirono gli errori tra due squadre sfinite, che in precedenza avevano sbagliato pochissimo".

Stavolta gli schemi saltano in fretta e le difese più blindate della Vyssaja Liga cedono di schianto, dando vita a una delle partite più belle e rocambolesche nella storia del calcio sovietico. Il Cska segna subito con Dudarenko, ma poi nel giro di sei minuti, tra il 22' e il 28', la Dinamo ribalta e prende il largo con Zhukov, Evruzhikhin e Maslov: il 3-1 del riposo ricalca il dominio visto in campo. Pare una sentenza: la squadra più fresca è in controllo totale e sfiora più volte il poker.

Rimonta e zolla. Invece negli ultimi venti minuti succede l'inaspettato, complice il classico episodio che improvvisamente cambia l'inerzia. Nel momento cruciale sale in cattedra l'uomo più atteso: Fedotov, fino a quel momento anonimo, spacca la partita. Corre il minuto 71 quando Istomin, colpevolmente dimenticato dagli avversari, galoppa sulla fascia destra e centra: Fedotov gira a rete di giustezza e Pilguy, coperto, non ha il tempo di reagire. Tre minuti dopo ancora lo scatenato Fedotov guadagna un penalty: alla Dinamo servirebbe Jashin, noto pararigori, che siede in tribuna. Mentre compagni e avversari pregano ciascuno per i propri interessi ("Non ho avuto il coraggio di guardare, mi sono girato", ammetterà Fedotov), Polikarpov è freddo e trasforma: 3-3.

In campo e sugli spalti gli stati d'animo vanno sull'ottovolante: "Avevamo costruito un vantaggio enorme - ha ricordato Pilguy, eroe al contrario della giornata - eppure ancora sul 3-2 non eravamo tranquilli, c'era qualcosa che non andava. Ci siamo chiusi troppo, quasi presentissimo la sconfitta ineluttabile, e siamo stati puniti". Conferma la sensazione Fedotov: "Noi dopo il secondo gol eravamo sicuri di farcela, il rigore ci diede un'ulteriore spinta".

La Dinamo crolla, forse anche di testa: in balia degli eventi, smette di giocare. Il Cska sente odore di ko e si butta ancora all'attacco. Trova il punto vincente a sei minuti dal gong, grazie ancora a Fedotov, stavolta con la complicità dello stranito Pilguy, che commette una papera figlia di stanchezza e tensione, e forse pure di una zolla malandrina, che proprio lì davanti forma una gobba su cui danza il pallone decisivo. Il portiere, segnato a vita da quell'errore, lo racconterà così: "Rivedo tutto come fosse adesso. Il tiro di Fedotov, un rasoterra indirizzato alla mia destra, né forte né particolarmente angolato. Io che mi tuffo, convinto di prenderlo, e invece il pallone mi scivola dalle mani: come sia potuto accadere per me è tuttora un mistero. È gol, e io non riesco a crederci".

Sospetti. Il Cska vince uno scudetto memorabile: "Mentre all'aeroporto aspettavamo il volo di rientro - chiosa Fedotov - un tifoso mi cercò e per ringraziarmi mi regalò proprio una zolla del campo. Non so come fosse riuscito a prelevarla, ma la tenni come un trofeo per molto tempo, anche se si era ormai seccata, perché era un ricordo speciale di una vittoria speciale".

La Dinamo Mosca si consola con la Coppa dell'Urss vinta in agosto (2-1 in finale alla Dinamo Tbilisi), che la proietta nella Coppa delle Coppe 1971/72, dove arriverà a perdere la finale di Barcellona coi Rangers. Ma si lecca ferite molto più profonde di quanto pensi: "Negli spogliatoi compagni e dirigenti mi dissero di non abbattermi perché avevo ancora tutta una carriera davanti - la versione di Pilguy - Invece era l'occasione della vita e non lo sapevo. Ero distrutto fisicamente e mentalmente, proprio il 6 dicembre dovevo sposarmi ma a causa del replay rinviai il matrimonio. Meglio così, ero uno straccio". Il singolare dipanarsi degli eventi induce qualcuno a insinuare la combine: "Non ci ho creduto e non ci crederò mai - taglia corto l'erede di Jashin - Certe partite non si possono vendere".

Declino. Il drammatico spareggio scudetto di Tashkent rimane per molto tempo il canto del cigno delle due big della capitale, ridimensionate dal crollo del regime comunista e dalla fine degli aiuti di stato. Dopo quel titolo, il sesto della sua storia, il Cska cade in un letargo lungo vent'anni, culminato addirittura nella retrocessione in seconda divisione del 1984. Per tornare a vincere il campionato deve attendere il 1991, l'ultima edizione della Vyssaja Liga dell'Urss. Non va meglio alla Dinamo: da allora ha messo in bacheca solo tre coppe nazionali (1977 e '84 come Urss, 1994 come Russia), ha giocato un anno in B (2016/17) ed è sparita dal vertice.

E i protagonisti dello spareggio? Pilguy si è ritirato nel 1983, collezionando anche qualche presenza in nazionale, poi è diventato dirigente. Fedotov ha smesso nel '75, a soli 32 anni, e poi ha avuto una lunga carriera da allenatore girovago senza picchi particolari. Il grande Jashin, convitato di pietra del romanzesco epilogo di Tashkent, ha giocato la gara d'addio nel 1971 ed è scomparso prematuramente nel 1990.

Guarda le testimonianze dei protagonisti

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