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L'attaccante che ideò i parastinchi

Il Partick Thistle del 1889: in prima fila diversi giocatori coi primi parastinchi

Il Partick Thistle del 1889: in prima fila diversi giocatori coi primi parastinchi

Obbligatori da trent'anni a questa parte, i parastinchi sono diventati oggetti di culto customizzabili all'infinito, prodotti in materiali d'avanguardia che abbinano solidità, design e leggerezza. Hanno mandato in soffitta il mito dei fuoriclasse coi calzini abbassati: a pensarci quasi tutte le icone del pallone fino agli 80s, incuranti delle marcature "affettuose".

I parastinchi sono antichi quanto il calcio. Li ha inventati uno che incassava calcioni assortiti e non ambiva a esibire le ferite di guerra. Di cognome faceva Widdowson e di nome Sam Weller, come un personaggio positivo del "Circolo Pickwick" di Dickens. Figlio di un imprenditore tessile che fabbricava pizzi e merletti, quindi di famiglia agiata, poté dedicarsi allo sport fin da ragazzino: iniziò già nel 1865, appena 14enne, col Notts County; l'anno dopo figurava tra i soci fondatori del Nottingham Forest. Nel frattempo giocava pure a cricket e si dilettava nell'atletica leggera.

Si distingueva per forza fisica e velocità: ostacolista provetto, si dice che corresse le 100 yards (circa 91 metri) in poco più di dieci secondi. Sul campo era un duro: gli avversari temevano il corpo a corpo più di quanto lo temesse lui stesso, perché il fisico massiccio e l'indole competitiva ne facevano un pessimo cliente, capace pure di... difendersi da solo. La specialità della casa era il dribbling, che abbinato all'innata rapidità lo rendeva assai difficile da contenere.

Dal cricket. Di ruolo centrattacco, del Forest fu contemporaneamente giocatore (fino al 1885), capitano (dal 1873 a fine carriera) e presidente (nel quinquennio 1879-1884), come spesso capitava in quei tempi eroici. Una sola presenza in nazionale, il 13 marzo 1880 a Glasgow con la Scozia: gli inglesi persero 5-4, lui segnò un gol e in un contrasto aereo spaccò la mandibola a un avversario.

Benché spiccasse nella sua epoca, di Widdowson non sarebbe rimasto molto più della polvere dei pionieri, se un giorno del 1874 non si fosse presentato in campo con un'inedita bardatura alle gambe. L'obiettivo era proteggersi dalle botte dei dirimpettai, che in un'epoca di modesta tecnica di base (e prima dell'avvento del calcio di rigore) per evitare di capitolare badavano parecchio al sodo: farsi male poteva significare chiudere la carriera.

Widdowson allora prese i suoi gambali di pelle da cricket, li tagliò all'altezza del ginocchio e li indossò sopra i pantaloni di gioco, che ancora si portavano alla zuava. Fu deriso, ma tirò avanti. Dovette certamente abituarsi, perché orpelli così ingombranti complicavano i movimenti e il controllo della palla. Una volta superato il rodaggio, e perfezionata la conformazione adattandola alle necessità, quella che pareva una trovata patetica divenne un esempio da seguire. I colleghi presero via via a proteggersi allo stesso modo, diffondendo una best practice che trovò presto la consacrazione commerciale: Richard Daft, suo compagno nella rappresentativa di cricket del Nottinghamshire, aveva una fabbrichetta e cominciò a produrre parastinchi per il calcio. 

Il seguito. Smesso di giocare, Widdowson divenne un ottimo arbitro e fu convinto fautore della disputa in notturna delle partite, grazie all'illuminazione a gas e in seguito elettrica. Varie leggende gli attribuiscono false paternità calcistiche, come quella del modulo 2-3-5 (che in realtà era prassi comune) e quella della direzione della prima gara con le reti alle porte (smentita dai referti). Nella vita post calcio portò avanti l'attività tessile di famiglia, dedicandosi pure al nascente business cinematografico con l'apertura della prima sala nella sua zona. Morì nel 1927.

L'International Board ha inserito i parastinchi nell'equipaggiamento obbligatorio dei calciatori il 28 giugno 1990, ma una raccomandazione informale in questo senso alle federazioni affiliate era scattata già sul finire del 1987, e nel frattempo diversi Paesi si erano portati avanti sul tema, a cominciare da Inghilterra e Svezia. L'obiettivo era prevenire gli infortuni cruenti e il contagio casuale derivante dalle ferite di gioco, in un momento storico caratterizzato dalla diffusione dell'infezione da Hiv a livello mondiale.

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