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Arbitro ubriaco: intervallo al 32'

 

Sabato 8 novembre 1975 il signor Wolf-Dieter Ahlenfelder, 31 anni, da Oberhausen, di professione commerciante di paraffina, per hobby giovane e rampante arbitro di calcio, arriva presto allo stadio di Brema insieme ai guardalinee. Nel pomeriggio devono dirigere Werder-Hannover, inizio ore 15.30.

Pranzo pesante. Si tratta appena della sua terza partita di Bundesliga: dopo una buona gavetta nelle serie minori vi ha felicemente esordito il 27 agosto, ancora al Weserstadion, nella vittoria per 3-2 degli anseatici sull'Hertha Berlino. Cicciottello, sorridente, plateale nei gesti, ha uno stile particolare - fatto di mimica teatrale e battuta sempre pronta - che piace alla gente: è considerato il fischietto emergente più interessante di Germania.

La terna pranza nel ristorante annesso allo stadio, dove il piatto forte è l'oca servita con cavolo rosso e gnocchi. Buono, ma pesantuccio: alle 14.30, quando l'addetto agli arbitri del Werder avvicina il tavolo e sollecita i tre a raggiungere lo spogliatoio, lo stomaco è ancora imballato. Allora ecco l'idea, tipicamente tedesca: una birretta per digerire. Siccome smaltire è complicato, le birre si moltiplicano, con l'aggiunta di qualche bicchierino di grappa Malteser. Alle tre arbitro e guardalinee ragigungono il loro stanzino, non senza essersi persi nel ventre del Weserstadion e aver chiesto indicazioni agli inservienti.

Dialogo surreale. La leggenda vuole che chi in quei minuti si avventura nello spogliatoio scappi subito, disgustato dall'odore di alcol. La partita inizia regolarmente: sullo 0-0, al minuto 32, Ahlenfelder fischia tra la sorpresa generale la fine del primo tempo. Il nazionale Hottges, capitano del Werder, gli si avvicina e dà il la al dialogo più surreale nella storia della Bundesliga. "Arbitro, sicuro che sia già ora dell'intervallo?", chiede. "Perché no, herr Hottges?", replica Ahlenfelder. L'interlocutore, sempre più allibito, insiste: "Vede la mia maglia? Non è ancora sudata". Ahlenfelder tasta la divisa del giocatore ed entra ancor più in confusione: "E quindi, Hottges?".

Mentre il pubblico rumoreggia gli altri giocatori vanno da un guardalinee, che è più sobrio e quando intercetta lo sguardo perso del collega batte ripetutamente la mano sul proprio orologio da polso, poi punta il dito verso il grande orologio dello stadio: le 16 sono appena passate, è evidentemente troppo presto per la pausa.

Ahlenfelder si convince e fa riprendere il gioco scodellando la palla. Rifischia la fine al minuto 42 e qualcosa: sempre in anticipo, ma con uno scarto più accettabile. tanto più che ormai attorno a lui tutti hanno capito cosa sta succedendo. La partita finisce 0-0, con due ammonizioni e poche emozioni. "Ho fischiato prima perché avevo bevuto troppo - ha ammesso più tardi il protagonista - non chiedete perché e percome, andò così".

Un buffetto. Oggi un comportamento del genere porterebbe dritto alla radiazione del reo e alla lapidazione virtuale via social. Nel 1975, altri tempi, un arbitro ubriaco se la cava con un buffetto: Ahlenfelder rimedia una breve sospensione e poi torna in campo. Il 29 novembre è già di nuovo in Bundesliga: Eintracht Francoforte-Hertha Berlino 1-1.

La sua carriera non si ferma, anzi: nel 1984 viene premiato come miglior arbitro tedesco e diventa pure internazionale (seppur per una sola stagione, impiegato di solito come guardalinee). Smette nell'88, a 44 anni, dopo 106 presenze in Bundesliga, non senza altre perle. Tipo quando il campione di tutto Paul Breitner, non proprio l'ultimo dei pivelli, durante una partita lo apostrofa con un insolente "Ahlenfelder, sta arbitrando come un asino", e lui replica "forse è lei, Breitner, che sta giocando come un asino".

Il cocktail di Brema. Poco prima della morte, sopraggiunta nel 2014 a causa del diabete, Wolf-Dieter Ahlenfelder si è autoassolto così: "Non ho fatto nulla di male, è normale bere una birra per un uomo della Ruhr. Se dicessi che nella mia carriera prima di ogni partita ho bevuto acqua e aranciata, beh, sarebbe una bugia. Ero una persona allegra e portavo questo modo di essere anche in campo. Oggi gli arbitri sono troppo seri, rigidi, controllati, omologati: non riescono più a essere se stessi. E guadagnano tanto: io al massimo ho preso 72 marchi a gara".

Nei locali di Brema il primo tempo più breve della storia è diventato immediatamente business: hanno creato un cocktail fatto di birra e grappa, e l'hanno battezzato proprio Ahlenfelder. In poco tempo è diventato un cult, dicono che l'ispiratore ne sia sempre andato orgoglioso.

Guarda il racconto di Ahlenfelder ubriaco a Brema

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